Conte e la sfida più sottile: confutare una "sentenza" diventata cliché

Antonio Conte non ha solo la sfida col Benfica, ma anche l'opportunità di smentire un luogo comune sulla sua carriera.
All'attacco di Antonio: tutti pronti a scaldare la voce al primo inciampo, soprattutto se questa sera, in Champions League contro il Benfica, il risultato dovesse volgere al negativo. Eppure Antonio Conte, anziché vestire i panni del "Marchese del Grillo", non risponde con proclami né con stoccate: risponde sul campo, unico tribunale che riconosce come legittimo, ignorando chi lo giudica a priori.
Gli va riconosciuto - ora più che mai - il merito di aver raddrizzato la rotta con lucidità, tornando alla difesa a tre e ristabilendo le sue coordinate calcistiche naturali. Eppure, come sempre, non manca mai la critica pungente, il commento sferzante, la sentenza facile. Per questo, se il Napoli non dovesse imporsi questa sera sui lusitani, il coro degli indignati tornerebbe a levarsi compatto e stonato, come un esercito di cornacchie appollaiate su un filo, pronte a gracchiare.
Conte, invece, ha l'opportunità di smentire un cliché che gli viene appiccicato da anni: la presunta incapacità di reggere il doppio impegno. Un successo contro il Benfica sarebbe il sesto consecutivo in tre settimane, un segnale forte, in grado di sgretolare definitivamente questa narrativa tanto ripetuta quanto priva di basi solide.
Ma, in fondo, la domanda resta la stessa: a lui cosa importa? Conte ha scelto da tempo il suo linguaggio, quello delle prestazioni, del lavoro e delle vittorie. Il resto è rumore di fondo. Il campo, per lui, è sempre il giudice più esemplare.








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